http://www.agoravox.it/Cosa-e-successo-davvero-dentro.html
Cosa è successo davvero dentro Cicerale?
Cosa è successo davvero dentro Cicerale? Nei processi dei reati prescritti, delle truffe tentate?
E dentro l’inceneritore? Cosa entrava, quanto bruciava, quanti cani sono passati per il camino?
Quanta moneta sporca ha fruttato ad un privato, l’ignoranza, l’amicizia dello Stato tra Asl pasticcione, la coincidenza delle parentele, i Sindaci indifferenti e gli appalti vinti senza requisiti?
Questa, che Chiliamacisegua divulga, è la prima inchiesta giornalistica minuziosa e documentata che prende in mano sul serio le carte di Cicerale, le mette insieme una dopo l’altra, che interroga
il Viminale e il Ministero della Salute sui 15 anni del canile più discusso d’Italia.
Questa è la vera storia dell’orrore di Cicerale.
Sotto gli occhi di tutti coloro che vorranno e sapranno leggere. E farne l’uso che si deve.
E questo che leggete su la Padania dell’7 febbraio 2010, a firma di Stefania Piazzo, non e’ un articolo: E’ UNA BOMBA!
Il coraggio di Stefania ha acceso la miccia.
Ad orologeria, a tempo.
Siamo qui a volerci godere lo spettacolo. Delle risposte e dei provvedimenti.
Beh è arrivata finalmente quell’ora:
Stato fai lo Stato, salva la giustizia che da queste parte è ancora costretta a battere i marciapiedi!
CICERALE STORIA INEDITA DI UN SISTEMA
Un inceneritore nel Comune in cui bruciare, eventualmente, la droga sequestrata. Un canile con e senza autorizzazioni. Fatture di accalappiamenti tutte da verificare. Un processo per reati tributari verso i comuni convenzionati, reati finiti in prescrizione (correvano gli anni 1994 e 1995 e si parlava di fatture emesse per operazioni in parte o in tutto inesistenti o con importi superiori…).
E, ancora, altri pagamenti incassati a fronte di nessun sindaco che andò a sbirciare quanto cani erano stati catturati nei furgoncini.
Nessuna ulteriore verifica tributaria.
Perché? Tanti processi per maltrattamento.
Perché? Appalti vinti senza requisiti.
Perché?
E poi? Varie ed eventuali.
Si può scrivere? Bisogna scrivere.
La storia di Cicerale è scolastica, didattica, perché insegna come funziona in Italia il sistema canili, il meccanismo delle convenzioni, delle autorizzazioni. Quando ci sono. Dei cani accalappiati in abbondanza, magari sempre quelli, pagati sull’unghia dai comuni, che non controllavano se quanto pagavano corrispondeva alla pesca miracolosa del furgoncino.
Ed è un sistema sublime da scoprire visto che la premiata ditta Cicerale si aggiudicava gli appalti, al ribasso anche del 54%, senza presentare tutte le carte ma solo quelle per “allevamento e addestramento cani” intestata al padre e non al figlio titolare.
Cosa ben diversa dal fare canile. Come dire: faccio l’esame da ragioniere e mi danno la laurea.
Nel Cilento fa lo stesso. A tutti andava bene così. Nessuno faceva una visura camerale. Così, fino al 2004, si accalappiava.
Zitti e ciccia. Bastava la medaglia alla memoria per avere un tempo allevato cani.
Il curriculum del padre per promuovere il figlio.
Cicerale è anche un sistema affascinante da indagare per tutte quante le realtà e le coincidenze collaterali che ruotano attorno a questo mondo nascosto non a caso su una montagna.
L’INCENERITORE
Partiamo dalle ceneri della fenice.
Di Cicerale era il pusher, Gianguerino Cafasso, omonimo dei gestori Cafasso del canile, assassinato l’estate scorsa, che riforniva di droga gli ambienti della Roma politica di Marrazzo.
A Cicerale-Cicerazzo c’era e c’è un inceneritore, autorizzato (ma anche no), dentro il canile, che le forze dell’ordine guardavano con interesse per le partite di droga sequestrate da incenerire.
Si capisce, è prassi. Ma fin lassù non era scomodo? Forse no.
Sicuramente un registro di carico e scarico di queste cose esisterà, semmai si volesse capire quanto è entrato e uscito. Eventualmente forse. Un momento di silenzio anche per i poveri cani. Pace all’anima loro e alle loro pance aperte e chiuse.
Polvere siamo e polvere ritorniamo, nulla si crea, nulla si distrugge, a Cicerazzo.
L’inceneritore, il suo ruolo, il suo uso, il mistero di come per 15 anni il sistema Cicerale sia sopravvissuto nonostante tutti i temporali…
La chiave di lettura sta tutta qui? Di sicuro nessuno rompeva le scatole a Cafasso, di certo nessuno dei 97 comuni convenzionati discutevano le sue condizioni.
E di certo la giustizia non infieriva. I cani riempivano il canile, i cani passavano per il camino, i cani stavano tutti bene.
Un controllo ambientale di polizia all’interno della struttura dell’inceneritore? Macchè. E anche se l’allora procuratore capo di Vallo della Lucania (che si favoleggia pure parente di un’ex custode giudiziale della struttura, ndr) era stato interpellato, che bisogno c’era di andare proprio a verificare? Solo “sentito dire”.
Intanto la camorra ogni tanto faceva sparire qualcuno, roba da Chi l’ha visto. Dalle parti anche di Cicerale.
Quante ne avrà sentite raccontare anche l’inceneritore di storie portate dal vento.
SENZA AUTORIZZAZIONE
Un giorno qualcuno s’incazza. È il titolare della ditta Iguazu srl. Partecipa all’appalto per la “Convenzione per la custodia e mantenimento invita dei cani randagi” del Comune di Battipaglia. Cafasso vince, ma l’altro concorrente ricorre al Tar. E che porta in Tribunale per sconfiggere il sistema-Cicerale?
Una cosa tanto banale quanto normale da verificare anche per il Comune: i requisiti. Nel luglio 2003 parte la corsa all’appalto. A novembre il Comune stringe la mano al vincitore Cafasso. Ma le carte non tornano. L’Iguazu si appella al Tar.
Che c’entrano gli attestati di servizi svolti per alcuni enti e l’attesto Enci del padre con il servizio richiesto da Battipaglia? Proprio niente. Proprio niente.
Eppure la commissione di gara confermava di nuovo, nonostante il primo ricorso, la ditta Cafasso. Ma allora il Comune di Battipaglia se la stava proprio cercando?
Per forza! Perché il certificato rilasciato dalla Camera di commercio il 3 novembre 2003 scriveva che la ditta Cafasso risultava sì iscritta ma solo per “allevamento e addestramento cani”.
E non per il servizio di ricovero e custodia come chiesto dal bando di gara. Di più, un anno dopo la vincita, Cafasso manco per sogno aveva ancora prodotto la certificazione contributiva all’Inps.
Ma Battipaglia ci riprovava e chiedeva alla Camera di Commercio se essendo iscritto come “piccolo imprenditore”, Cafasso non potesse proprio tenersi quell’appalto. Duri, a Battipaglia!
E la Camera di Commercio, bocca della verità, spiegava ai tardoni del Comune che i requisiti per il ricovero e la custodia e il sostentamento dei cani sono soggetti al rilascio di un’autorizzazione sanitaria fornita dall’Asl.
Intanto, grazie alla grana di Battipaglia e dopo che il Tar boccia Cafasso, si scopre che la ditta ha iniziato l’attività il 19 luglio 1989! Oggetto: allevamento e addestramento cani.
(Un’ altra chicca però ci sta: con dichiarazione sostitutiva Mauro Cafasso dichiarava di aver svolto servizio di allevamento cani dal 1975 al 1989 con riconoscimento di affisso Enci. Ovvero, dall’età di 10 anni, visto che Mauro nasce il 24 febbraio 1965, ndr).
Dall’11 marzo 1995 la ditta fa custodia dei cani randagi; dal 17 giugno 1998 fa incenerimento delle carcasse; dal 1° marzo 2004 svolge accalappiamento dei randagi e dal 24 febbraio 2005 incenerisce anche animali di media e grande taglia. Mammiferi.
ACCALAPPIO L’APPALTO
Agli atti l’attività procede con iscrizioni a singhiozzo. Eppure il canile ha svolto attività di mantenimento, custodia, cura e accalappiamento anche negli anni precedenti.
Per chi e quando? Usl 60 di Agropoli, anni dall’89 al ’94. Usl 56 di Oliveto Citra, anni dal ’92 al ’94. Asl Sa/2, anni dal ’95 al 2003. Asl AV/1 di Ariano Irpino maggio 2002-2003; Comune di Napoli anni 2001-2002 e Procura di Napoli anni 2002-2003. Pure l’accalappiamento, che non era registrato alla Camera di Commercio, per conto della Procura!!
Grandissimo Cafasso.
Tiriamo le somme: per oltre 16 anni dal 19 luglio 1989, inizio dell’attività dell’impresa al 9 dicembre 2005, giorno in cui Cafasso viene autorizzato almeno per l’accalappiamento dei randagi, Mauro Cafasso non risultava iscritto alla Camera di Commercio di Salerno né per l’accalappiamento né per la custodia.
Se l’autorizzazione sanitaria dell’Asl (quella che esibisce Cicerale è la n. 3659 del 1° marzo 1995 per la sola custodia dei cani, in barba alla nuova legge regionale 16/2001, art. 7 e 8 per i nuovi requisiti dei rifugi) è strettamente legata al tipo di iscrizione alla Camera di Commercio, in tutto questo lungo arco di tempo Cicerale si è aggiudicato appalti in un centinaio di comuni del salernitano e oltre, pur non essendo in possesso dell’iscrizione camerale?
Comuni interessati, Asl e chissachì non hanno mai sollevato mai obiezioni in merito.
Che ne pensa il ministro dell’Interno, Roberto Maroni?
FATTURE A PROCESSO
Reati prescritti, reati depenalizzati. Truffa non andata a segno perché le false fatture tornarono impagate dai Comuni che dovevano sborsare i soldi. Dunque truffa non andata a buon fine e non punibile. Morale: assolti per non aver commesso il fatto (tentato).
Corre l’anno 2004 e il tribunale di Vallo della Lucania chiude un capitolo processuale contro Mauro e Giovanni Cafasso. Le accuse: «evadere le imposte sui redditi (..)» con «fatture per operazioni in parte o in tutto inesistenti o recanti l’indicazione dei corrispettivi o dell’Iva in misura superiore a quella reale o utilizzando lo stesso documento fiscale per diverse operazioni». O «per prestazioni non chieste dall’ente», si legge nell’imputazione.
Ma… le fatture non andarono a buon fine. E quel che «era penalmente rilevante non ha più tale rilevanza alla luce del d.lgs 74/2000».
E il fatto, quindi, non costituisce reato. Quanto la tentata truffa «il reato si è estinto per intervenuta prescrizione alla data del 2/4/2003».
COINCIDENZE
Almeno fino al 2006 Mauro Cafasso risultava consigliere comunale a Cicerale, Comune dove sorge il canile e per il quale vince a ripetizione l’appalto per l’accalappiamento e il mantenimento dei cani.
Coincidenza..
È anche consigliere della Comunità Montana di Alento-Montestella, con comuni convenzionati per il canile.
Coincidenza.
Il responsabile del dipartimento di veterinaria e direttore del servizio di sanità animale Asl Salerno 3 è il dr. Domenico Nese. Il fratello, dr. Aureliano Nese, è stato direttore sanitario del canile di Cicerale.
Coincidenza.
Il dr. Alfonso Nigro, in merito alla capacità ricettiva del canile (documento del 6 marzo ’06, in risposta ai Nas che chiedono quanti cani possa contenere Cicerale, e al quale risponde gli attuali «2.250 (…)», anche se «lo spazio a disposizione poteva consentire il ricovero di un numero maggiore ma questo comporterebbe maggiori problemi di gestione», ndr), si presenta come medico veterinario dirigente del distretto 108 di Agropoli, responsabile Asl Sa3 per la vigilanza permanente presso la struttura in oggetto specificata e si firma “veterinario responsabile del canile”.
Nigro, durante il periodo di sequestro del canile, risulta essere stato nominato Ctu dal Tribunale di Vallo della Lucania: suo compito era la verifica del rispetto del benessere animale all’interno del canile.
Coincidenza.
Si favoleggia che la moglie del veterinario sia figlia di un noto giudice della Corte di Cassazione. Anche fosse, non è reato essere parenti.
Ma coincidenza.
Due dei tre dipendenti del canile (tre per quando ce n’erano 1676), ovvero Bruno Cantarella e Mario Luca Cantarella, sono imparentati con un omonimo ex pm a Vallo della Lucania, ora in forza a Salerno. Anche questo non è reato.
Coincidenza.
I CANI NON TORNANO
Verbale dei Nas del 23 febbraio 2006: presenti 1.676 cani. Venti giorni prima i Nas ne documentano 1700, 1350 adulti e 350 cuccioli. In una lettera a Repubblica il 22 giugno 2006 Cafasso parla di 1.000 cani.
Il dr. Nigro, in una comunicazione del 6 marzo parla di «2250 cani». Secondo i Nas la superficie di Cicerale è di 22.400 mq. Cafasso, in una lettera del 24 novembre 1995 al quotidiano “Cronache del Mezzogiorno”, parla di «circa 36mila mq con 200 cani come verificato dai Nas di Salerno qualche mese addietro». In pratica i cani in dieci anni sono passati da 200 a 2000, in controtendenza rispetto ai rifugi che offrono maggiore spazio per ciascun animale ospitato.
A Cicerale gli animali crescono del 1.000 per cento.
I CONTI, CHE BARBA
Mortalità a Cicerale fa rima con incongruenze. Vai tu a capire perché.
Quanti cani entrano, quanti ne vengono accalappiati e per il cui servizio i Comuni pagano la ditta Cafasso?
Dati non recenti ma illuminanti, per capire come al solito il funzionamento del sistema-Cicerale. L’Asl Sa2 distretto di Eboli certifica al 14/5/05, che «i cani accalappiati dal 1/1/01 al 12/12/03 sono 590». poi, «dall’1/1/04 al 15/03/05 sono stati 322». In comunicazione della Polizia municipale di Eboli invece al «31/8/05 ne risultano 291».
Sommando i 590 cani accalappiati a Eboli dal 1° gennaio ’01 al dicembre ’03, i circa 93 nel 2004 e i 217 nel 2005, i cani di Eboli risultano un terzo di quanti dovrebbero essere: 291 anziché 900.
Eboli ha pagato cani fantasma mai accalappiati? Ha mai verificato il Comune?
Dove stava la “gabola”?
Nel pagamento forfettario. Appalti un tot per cane e un tot per il mantenimento.
Chi aveva cura quindi di contare cosa entrava?
La convenzione firmata a Eboli, come quella del Comune di Buonabitacolo fissava all’art.5 che «il costo della custodia è pari a euro 1549,37 e quello della rimozione e distruzione delle carogne nella misura forfettaria in euro 200,63, per complessivi euro 1.750 al mese».
A tutto ci pensava Cafasso.
I numeri degli accalappiamenti però sono impressionanti: a Giffoni Valle Piana 90 randagi nel 2003; dal 3/01/05 al 29/12/05 tra Campagna, Eboli, Serre, Altavilla Salentina e Sicignano ne vengono presi 405; altri 92 nel medesimo periodo solo a S. Cipriano Picentino, altri 67 a Montecorvino Pugliano e 111 a Montecorvino Rovella.
Solo in questo Comune, record dei record, in un solo giorno ne risultano accalappiati il 23 maggio ’05 ben 30. Tutti in due furgoncini. Un bottino!
Ebbene, con i dati, incompleti, di questi cinque comuni e il distretto di Eboli, rispetto ai cento comuni circa convenzionati, dal 1 gennaio ’01 al 29 dicembre ’05 la presenza dei cani dovrebbe superare le 1.400 unità, cifra in contrasto con i dati dei Nas del 23 febbraio ’06 (1676 cani presenti).
Di più. Nella fattura che Cafasso si accinge a presentare a Eboli per la tranche novembre 2004-gennaio 2005, risultano in vita 199 cani dei 912 portati in canile a partire dall’1/1/01.
E gli altri?
MUORI CHE TI PASSA
Schede di rilevamento dell’Asl Sa3, anno 2006. Esemplificativo.
E occhio alla mortalità!
A gennaio 2006, 1.746 cani, 213 accalappiati, 310 morti.
Febbraio: 1.672 presenti, 255 morti.
Marzo: 1.786 cani, 208 morti.
Aprile: 1.745, 237 morti.
Maggio: 1.763, 402 morti.
Giugno: 1.682 cani, 350 morti.
Luglio: 1709 cani, 299 morti.
Agosto: 1.691 cani, 325 morti.
Settembre: 1.691 cani, 325 morti.
Dall’analisi comparata dei dati del registro di carico e scarico ecco le cifre: cani sani entrati 863; cani malati entrati 810, totale 1.673.
Cani sani usciti: 200; cani malati usciti 616, cani soppressi 60, totale 876.
Restano vivi in canile i 797 cani entrati più quelli in essere al 31 dicembre ’05, 1.763.
Ma al 3 ottobre 2006 nel canile dai registri telematici risultano presenti 2.560 cani.
Chi pagava? C’è discordanza numerica tra le entrate mensili dei registri e il resoconto del dr. Nigro: 1.481 contro 2.756.
Secondo Nigro i cani morti e inceneriti sono stati nel 2006 2.711, quelli affidati 124.
Secondo il registro telematico al 3/10/06: 1.673 entrati, 876 usciti, 797 in vita, affidati 124.
Totale 2.436 cani presenti.
Secondo Nigro, riepilogo: entrati 2.756, usciti 2.711, in vita 45. In esistenza 1.763, affidati 124.
Totale cani presenti 1.683.
Una tombola.
A nessuno è venuto in mente di percorrere la strada dei controlli tributari, fiscali, delle corrispondenze tra cani pagati, cani accalappiati e fatture emesse?
La struttura di Cicerale è agli sgoccioli, oggi.
Ma Cafasso o chi per esso continua ad accalappiare e a destinare i randagi in altre strutture.
Sue o di persone fidate poco conta.
È semplicemente il sistema che si riproduce.
Più che i Nas, serve la Guardia di Finanza dentro i canili.
Una nuova alleanza col ministero della Salute è la via da percorrere
LA SITUAZIONE DEL CANILE DI CICERALE
E’ dal 1980 che il canile Oasi San Leo “Canie Ciceralensis” costruito in Contrada San Leo (SA), sulle montagne di Cicerale del Cilento, vicino Agropoli continua a far mobilitare le associazioni animaliste di tutta Italia. Gli animalisti conoscono e denunciano il posto. Isolato sulle montagne, irraggiungibile. Conoscono e denunciano come si comportano le amministrazioni locali. I cani vengono raccolti nei comuni della Provincia di Salerno e di Avellino quasi sempre da personale non idoneo e non autorizzato. Non sono mai microchippati al momento dell’uscita dal comune di appartenenza, come richiesto dalla legge. Sono registrati con descrizione sommaria, trasportati in un furgone non idoneo e spesso insieme a corpi di cani morti. Portati in una struttura che somiglia ad un girone dell’Inferno dantesco, da dove ne escono solo sotto forma di polvere e cenere dai forni crematori. I comuni pagano spesso solo un fisso annuale semplicemente per la raccolta dei cani randagi (anche se docili, mansueti ed accuditi da qualche persona generosa) e non effettuano mai controlli sul posto, il che la dice lunga sul fatto che non c’e’ alcuna possibilità che i cani vengano accuditi in questo lager. E’ l’orrore degli orrori. Pagato con soldi pubblici. Circa duemila animali sono stipati in recinti più o meno grandi, completamente abbandonati a loro stessi, coperti di parassiti, annientati dalle malattie. Lo stesso ingresso in canile è osteggiato dal proprietario e dall’unico operaio regolare in servizio. Il cancello della struttura non viene aperto neanche di fronte a proprietari che vengono a reclamare un proprio cane di famiglia catturato per errore. Da ricordare che a tutela degli animali vaganti esistono la Legge 281/91 (Legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo), la legge regionale della Regione Campania n° 16/01 “Tutela degli animali d’affezione e prevenzione del randagismo”, la Circolare numero 5 del Ministero della Sanità del maggio del 2001 di attuazione della citata legge nazionale, e la nuova legge contro il maltrattamento degli animali (Legge 189 del 2004). Già negli anni ’80, un servizio di “Striscia la Notizia” denunciò le gravi irregolarità. E sono anni che dalla Provincia di Salerno prima e poi da tutta Italia, semplici cittadini ed associazioni animaliste locali e nazionali denunciano il caso. Esposti alla autorità giudiziaria, e-mail di informazione, lettere aperte pubblicate sui giornali e sui principali siti Internet animalisti. Unico risultato all’attivismo degli animalisti è l’indifferenza totale, soprattutto da parte delle istituzioni. Sconosciuti i motivi di tale indifferenza ed insensibilità. Diverse le ipotesi avanzate in questi anni a giustificare l’immobilità pachidermica delle istituzioni sollecitate ad intervenire: dai legami ad organizzazioni malavitose locali, alla presenza di “talpe” nelle sedi istituzionali preposte alla ricezione delle denunce. E così le denunce alla Magistratura e le regolari lettere alle autorità preposte ai controlli e alla vigilanza sono rimaste “lettere morte”. Come morti continuano ad essere i cani che per disgrazia cadono nelle reti di questi “commercianti”. Firmato: Cicerale, al processo “scompare”l’ispezione del ministero CHI HA INCENERITO I VERBALI? Nel dissequestro del canile si citano gli atti depositati dalle parti. Asl Sa 3 e Nas di Salerno scagionano il gestore. Ma all’appello manca il dossier ministeriale Qualcuno si è mangiato il verbale dell’ispezione effettuata il 3 febbraio scorso dal ministero, con i Nas di Roma e Napoli nel canile Oasi San Leo a Cicerale. Che fine ha fatto l’atto ispettivo fortemente voluto dal sottosegretario Francesca Martini e inviato alla procura di Vallo La domanda è fondamentale. La risposta è la chiave del sistema Cicerale. Gli interrogativi sono spontanei dopo la lettura della sentenza del tribunale del riesame di Salerno che decreta il 6 luglio scorso il dissequestro. Dieci domande sul verbale scomparso 1 – È stato perso? Di che si tratta? Omissione di qualche ufficio, svista, smarrimento? Esercizio dell’autonomia dei magistrati? E rientra in tale prerogativa l’accantonamento di una possibile prova? Si può riaprire il caso Cicerale? Il ministero può chiedere ragione del perché della scomparsa del verbale? Il 26 maggio 2009 il tribunale di Vallo della Lucania emetteva il sequestro preventivo nei confronti del titolare, «per aver sottoposto ad una serie di comportamenti insopportabili i cani rifugiati nel suo canile». «Il gip fondava il provvedimento reale sulla relazione redatta dal dott. Ranesi del settore attività produttive della Provincia di Salerno, del 30 gennaio 2009, che smentiva sullo stato di salute degli Per il tribunale fanno fede (come si vede nei passi riprodotti in pagina), le informative dei Nas di Salerno e l’ispe – zione del dr. Nese. Uno degli ultimi atti di questa controversa storia dolorosa ha una data, il 23 luglio. Quando il sottosegretario Martini convoca tutti a rapporto, dai vertici della prefettura a quelli della Provincia di Salerno, ai Nas. Tutti presenti, anche alcuni parlamentari. Assenti Regione Campania, Asl Salerno 3 e Comune di Cicerale. Al vertice sfilano fatti e date. Il decreto preventivo d’urgenza di sequestro per violazione delle norme ambientali del 15 dicembre 2008, l’ispezione ministeriale del 3 febbraio 2009, l’incontro nello stesso giorno con i comuni c o n v e n zi o n a t i (pochi quelli che hanno accolto l’invito del ministero); Il 6 luglio il Tribunale del riesame rispedisce al mittente le accuse di maltrattamento. Giunge, infine, una lettera-diffida il 23 luglio scorso al ministero della Salute da parte della ditta Mauro Cafasso. Tanto accanimento avrebbe danneggiato l’impresa. Poi c’è un altro fronte. Con altre domande. In quest’ultimo periodo dalla Campania si sta registrando un notevole flusso di cani verso la Calabria. Terra priva di canili pubblici. La Campania accalappia, la Calabria acchiappa gli accalappiati. E i sindaci che prima conferivano i canirifiuti in cima al monte Cicerale, oggi hanno semplicemente spostato il problema. In questa vicenda kafkiana, vittime e 1360 animali, così si legge nel decreto del magistrato. Il 16 dicembre i Nas ne registrano 1.147. Il 23 dicembre la ditta comunica alla Commissione di Protocollo d’intesa tra Associazioni, Asl e Provincia, la presenza di 940 cani. Al 3 febbraio, al sopralluogo ministeriale, sono 800. Più cucce che cani. Finiti dove? Ma il fatto non sussiste. Alcuni verbali pure. Il sistema Cicerale vive e vegeta. Stefania Piazzo Salerno – Altre notizie su Cicerale con foto e un video di maltrattamento di un… Ho letto il (buon) dossier che avete pubblicato sul canile di Cicerale. Volevo contribuire con tre foto che ritraggono un cucciolo sbranato in un recinto di molossoidi. Ritengo che tutte e tre le foto (risalgono ad un sopralluogo del 14.05.06) siano da pubblicare: la prima perché identifica chiaramente il cancello del recinto, cosicché Cafasso non possa mai obiettare che non si tratta del suo canile. La seconda perché mostra più in dettaglio l’inserimento sbagliatissimo e fatale: un cucciolone in un box di cani adulti e giganti… qualsiasi gestore di un canile, con un minimo di esperienza, ma soprattutto coscienza e buonsenso, non lo farebbe mai! La terza perché, nonostante la crudezza, ci mostra che quel cane è proprio un cucciolone, se mai nella seconda foto ci fossero dei dubbi. Quanto alle ultime immagine del dossier (i cuccioli nella polvere, con cani adulti ed alcuni anche malati), si tratta di foto scattate il 24.08.04, perciò ben tre anni dopo la Legge Regionale Campania del 24 novembre 2001 n. 16, “Tutela degli animali d`affezione e prevenzione del randagismo”, che all’art. 7 comma 4 lett. b chiede ai gestori dei canili “ulteriori box adeguatamente attrezzati con annesso un locale infermeria per la custodia dei cuccioli e dei cani in degenza per la sterilizzazione” ed alla lett. e che “tutti i locali devono avere pavimenti in materiale impermeabile facilmente lavabili e disinfettabile”. Le foto ci mostrano cuccioli (di cui uno probabilmente già morto) “sistemati” in un terreno polveroso, dunque non nell’ambiente lavabile e disinfettabile previsto dalla Legge! Inoltre all’interno del recinto non è presente solo la madre, ma anche un altro cane dal naso visibilmente gocciolante… alla faccia del locale isolato (e, sottolineo, “facilmente lavabile”, in contrapposizione al terreno polveroso come quello del Cafasso!) per i cuccioli e la loro madre. Ancora: la foto del furgoncino con cui i Cafasso accalappiano… chiaramente privo di adeguata aerazione, nonché di aria condizionata. Considerate che i cani (non quattro o cinque… quasi sempre superano la decina: se il Cafasso esce vuole fare il pieno girando diversi Comuni, e questo significa viaggi lunghi molte ore in cui percorrono centinaia di km) non sono accalappiati tutti nello stesso momento: il primo può essere catturato alle prime ore del mattino e l’ultimo nella tarda mattinata o addirittura nel pomeriggio dello stesso giorno. Nel video sottostante si vedrà il violento tentativo di accalappiamento del 08.02.08 a Salerno in un servizio di una tv locale in onda su Telecolore, una tv locale di Salerno. A questo proposito, la ditta Cafasso non viene mai nominata, ma è la loro ad avere l`appalto per l`accalappiamento a Salerno. Penso sia tutto… grazie per questa visibilità e buon lavoro! Articolo di Oscar Grazioli sul quotidiano dell’AMVI (Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani),
http://www.anmvi.it/anmvioggi/scheletro_articolo_liberoscar.php?codarticololiberoscar=192 Licia Colò annuncia un’interrogazione parlamentare. http://lists.peacelink.it/animali/2009/01/msg00032.html Lega del Cane – Uff. Comunicazione Cari amici, Grazie a Tutti Piera Rosati ———————————————————- Cicerale, l’inferno degli animali. “Se il mondo fosse gestito dagli animali, certo non farebbero tutto La realtà purtroppo ci impone le sue regole ingiuste, ci rendiamo Purtroppo nessuna legge è utile se non è rispettata e fatta Sul territorio nazionale sono incaricati di far rispettare le Pensiamo ad esempio alla legge quadro n. 281 ed alla legge n. 189. Nonostante tutto, ci troviamo di fronte a una realtà a volte Una situazione estremamente difficile: da una parte le istituzioni Piera Rosati Memorie di Cicerale…. dalla Lega del Cane Sezione di San Giorgio La sezione della lega del cane di S. Giorgio del Sannio, segue le Ancora oggi all’ingresso del canile si erge un monumento in onore del La Lega del Cane in questi anni ha seguito gran parte delle vicende Appostamenti e video non sono serviti mai a nulla!!!…dichiarazioni Nessuno di loro ha mai tenuto conto che ben 97 comuni hanno La Lega del Cane si è costituita parte lesa denunciando Cafasso per Il magistrato di Vallo della Lucania ha predisposto il sequestro del Lega per la Difesa del Cane Sez. San Giorgio del Sannio Cicerale, Gennaio 2009… la disperazione dei volontari di San La pioggia e il freddo pungente purtroppo continuano a decimare i Non viene effettuata nessuna visita medico-veterinaria, ne vengono Le procedura per l’ affido sono al vaglio del magistrato ma saranno Praticamente tutti coloro che nei sopraluoghi eseguiti nel corso Gli illeciti potrebbero riguardare: il N.O.E per l’inquinamento delle Lega per la Difesa del Cane Sez. San Giorgio del Sannio http://paoblog.wordpress.com/2009/08/03/canili-lager-o-canili-fabbriche/ Canili lager o canili “fabbriche”?Un articolo di Enrica Brocardo > ebrocardo@condenast.it – Vanity Fair Si parte quando fa buio, possibilmente in due, così ci si alterna al volante. Si guida per ore. Fino al mattino. Il bagagliaio deve essere grande abbastanza per quattro, cinque cani. Anche di più, se sono cuccioli. Ogni notte c’è qualcuno che fa su e giù per l’Italia. Staffette, cosÌ si autodefiniscono: volontari che partono dal Sud con la macchina carica di cani e tornano dal Nord con i bagagliai vuoti, e poi di nuovo su. Dai canili dove gli animali erano «prigionieri» fino alle case di chi li ha adottati. E, si spera. non li abbandonerà più. Roberto Scarcella prende una penna e fa i conti: «65 centesimi ogni chilo di mangime, 400 grammi al giorno per cane, l’addetto ogni 60 animali, spese di gestione. medicine … Minimo fanno 2 euro e mezzo al giorno». Scarcella è un veterinario e, come perito del Tribunale, gli capita di verificare le condizioni degli animali nei canili. Per lo più strutture private in convenzione con le amministrazioni locali. Secondo la legge, i cani senza padrone sono di proprietà del Comune in cui si trovano. Tocca al sindaco e, quindi, ai cittadini, mantenerli. Se il Comune non intende occuparsene direttamente, può pagare qualcuno per farlo, un tanto a cane. Di solito dai 2 ai 7 euro, quasi mai di più, a volte meno. Non sembra un grande affare. Invece, lo è: «I cani», dice Scarcella, «sono denaro contante». Ma come si fanno soldi con i cani? Dipende. Se la cifra pattuita per il mantenimento di ciascun animale è sufficientemente alta, si cerca di ampliare il più possibile la forbice tra il denaro incassato e le spese effettive: poco cibo, scadente, e così via, Oppure il guadagno può venire dalla differenza tra il numero forfettario di cani stabilito nel contratto e quelli effettivi: ti pago per cento anche quando ce ne sono dieci. Un’altra possibilità di guadagno arriva dalle strutture «miste», metà pensione, metà canile. Il canile Fido & Felix di Orta di Atella, in provincia di Caserta, rientra in questa categoria.”, Lo abbiamo visto: davanti un bel vialetto e aiuole curate per accogliere chi lascia il proprio animale come ospite pagante, dietro cani lasciati sotto il sole e senz’acqua. Chi gioca più sporco può puntare sull’accalappiamento retribuito mediamente 50 euro a cane. Due, in questo caso, i sistemi per far soldi: l’accalappio multiplo (lo stesso cane lo si fa risultare preso più volte) o l’accalappio indiscriminato: si catturano anche animali che non sono randagi. Sta al proprietario darsi da fare per recuperare il cane, a patto che sia ancora vivo. Infine, c’è lo smaltimento (circa 70 euro a cadavere), che rende tutti felici: «Un canile con alta mortalità offre un miglior servizio ai Comuni», spiega Cipriano D’Amico,gestore di un canile a Lecce nei Marsi (L’Aquila). Spiegazione: ogni cane morto è un problema in meno per gli amministratori. Oltre che un incasso in più per chi incenerisce. Li chiamano «canili lager». E ai lager assomigliano in molte cose. Intanto, quasi mai i cani che entrano lì dentro ne escono vivi. L’elenco dei presunti lager si trova sul sito di associazioni come «Chi li ama ci segua». Tra gli altri: il canile di Villanterio, in provincia di Pavia, quello di Rieti, Cicerale (Salerno), Manduria (Taranto), Aragona (Agrigento). Il canile di Cicerale e il suo gestore Mauro Cafasso sono diventati il simbolo di tutti i maltrattamenti. Anche per via dei servizi mandati in onda da Striscia la notizia e dell’intervento a sostegno della chiusura del sottosegretario al Welfare Francesca Martini. Messa sotto sequestro nel 2008, la struttura è stata, però, dissequestrata alla metà di luglio. Più spesso, a far scattare i sigilli sono altri reati, abuso edilizio in particolare. È successo con il canile di Trasacco, in provincia di L’Aquila, oggi in via di chiusura, nato come porcilaia, abusiva pure quella. Lo gestisce Pino Corsi, che ha aperto anche un altro canile poco distante, a Collelongo, e che ha una settantina di convenzioni per ospitare i randagi di altrettanti Comuni della zona. A Trasacco entriamo con la scusa di voler adottare un cane. Il ragazzo che sta facendo le pulizie prima dice che ce lo sconsiglia: «Ci sono solo cani vecchi e malati» (ed è vero: la maggior parte non è affatto in buona salute, molti sembrano impauriti). Poi ci porta a vedere alcuni cuccioli inzuppati d’acqua. La legge nazionale sul randagismo vieta, dal 1991, la soppressione dei randagi, e istituisce i canili. Dovrebbero essere luoghi di passaggio, dove il randagio viene accudito in attesa di un nuovo padrone, ma gli animali raramente fanno all’inverso la strada che dal cancello li ha portati alla gabbia. Finiscono come polvere nel vento, «smaltiti» negli inceneritori. Uccisi dalle malattie, dalla fame, avvelenati o persino presi a fucilate perché qualcuno delle case vicine si è stufato di sentirli abbaiare, oppure sbranati da un cane più grande, aggressivo e incattivito. «Le zuffe tra maschi, da noi, sono la prima causa di morte», racconta D’Amico. Eppure il suo canile non può certo essere definito un lager: i criteri della legge regionale abruzzese vengono rispettati e le gabbie sono a norma, 24 metri quadrati per 2 metri e mezzo d’altezza. Dentro, non più di dieci cani. «Meno di quanto previsto», dice. «Ho fatto due conti: in base alla normativa ce ne potrebbero stare 11 e mezzo». Le adozioni, oggi, avvengono quasi sempre su Internet, tramite i siti delle associazioni animaliste. Del resto, entrare in un canile non è facile. Gli orari di apertura al pubblico, spesso, sono punitivi: non tutti i giorni e poche ore al giorno. E, nel caso delle strutture convenzionate con i Comuni, in quanto di proprietà di privati, si ritiene che l’ingresso sia a discrezione del titolare. Al canile di Rieti (indicato tra i presunti lager), nonostante sia orario di apertura al pubblico, in quanto giornalista, vengo lasciata fuori. Mentre i vigili urbani, che dovrebbero garantire il mio diritto a entrare, si schierano bonariamente dalla parte opposta della legge. Che in pochi conoscono e in meno ancora tentano di far rispettare. Risultato: molti cani non vengono sterilizzati (l’intervento, consigliabile, non è imposto dalla legge e così, anche in alcuni canili comunali, come quello di Pomigliano d’Arco, non tutti i cani vengono sottoposti a sterilizzazione) né dotati di microchip, senza il quale è impossibile risalire al proprietario in caso di perdita o abbandono. Rosa Pezzella ha un sogno: «Un giorno aprirò il canile più bello del mondo». «A volte penso addirittura che sarebbe meglio tornare alla soppressione. Stronchiamo il giro d’affari e ricominciamo da zero», dice Betty dell’associazione Ulmino. Dal 2004, lavora come volontaria nel già citato canile di Rieti. Il proprietario, Leonardo Bordi, è stato denunciato per maltrattamento e uccisione di animali. Il processo si è chiuso lo scorso aprile con un’assoluzione piena, «perché il fatto non sussiste». Me lo ricorda lui stesso, quando, dopo una lunga attesa, arriva e mi «concede» di entrare. Si considera un perseguitato. «Mi minacciano, hanno dato fuoco a un casale di mia proprietà». Faccio un tour veloce su e giù tra una fila di gabbie e l’altra. Non sembra un posto allegro, ma neppure un lager. «È vero, la situazione è migliorata», dice Betty, «ma proprio perché gli siamo stati addosso». Animalisti contro gestori. ma anche gestori contro animalisti. Che da benefattori diventano aguzzini. Di casi ce ne sono a decine. Come quello del signor Di Palo che, spinto da pietà, comincia a raccogliere randagi nella sua fabbrica di Matera. Sempre di più, finché non c’è più spazio, né cibo a sufficienza per tutti. I cani sono stati sequestrati nel marzo scorso dai Nas e affidati al Comune. E poi animalisti contro animalisti. Perché se parecchie associazioni si danno una mano, altre sono in guerra fra loro. Un esempio? «Se ritardi la consegna di un gruppo di cani in adozione, capita che qualcun altro piazzi i suoi animali, e ti faccia saltare l’accordo», racconta Rosa. Qualche indirizzo per adottare: www.associazionecanililazio.it http://www.legadelcanesalerno.it/dettaglio_news.asp?id_news=47 |
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| TROVATA LA LEGGE… | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
http://www.radio.rai.it/radio1/laradioneparla/view.cfm?NOTIZIA=268057&DATATEMA=2008-11-18
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Pubblicato da Chiliamacisegua | Cicerale: Cafasso rinviato a giudizio in 29 marzo 2010 alle 16:24
[...] Cicerale per non dimenticare « Chiliamacisegua [...]
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